D•Lemmi#2: Minori
È passato già un mese dalla prima puntata di D•Lemmi! Vi è piaciuta? Vi lasciamo con un tema parecchio natalizio, ossia...
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D•LEMMI è una rubrica mensile di D Letter. Si parte da un lemma, una voce dell’enciclopedia, una parola che in questo periodo abbiamo sentito usare e usato più del solito, per aprire una riflessione sui Dilemmi del nostro presente, ovviamente con la prospettiva radicale, libertaria e lo spirito irriverente e combattivo che contraddistinguono D Editore.
Ti lascio alla newsletter: buona lettura!
Il lemma di questo mese è MINORE.
Leggiamo nell’enciclopedia online Treccani, in riferimento al diritto civile:
Secondo l’ordinamento italiano, in base all’art. 2 c.c. (come sostituito dall’art. 1, l. 8 marzo 1975, n. 39), minore è la persona fisica che non ha ancora compiuto il diciottesimo anno di età. L’ordinamento giuridico accorda una particolare tutela al minore; fondamentale importanza hanno, a questo riguardo, le previsioni generali contenute nell’art. 31 Cost. («la Repubblica […] protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo»), […] e anche nell’art. 30 Cost. («è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli […]. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti»). Il minore ha capacità giuridica, ma è privo della capacità di agire […]. Finché non raggiunge la maggiore età il minore sarà pertanto soggetto alla potestà dei genitori (art. 316 c.c., salve le eccezioni previste dalla legge) o, in mancanza, di un tutore nominato dal giudice […] Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo a provvedere alla sua crescita e alla sua educazione è affidato ad una famiglia […] in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno. Ove ciò non sia possibile, è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza in un istituto di assistenza pubblico o privato. L’affidamento familiare è disposto dal servizio sociale locale, previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente la potestà, ovvero dal tutore, sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici ed anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. Il giudice tutelare del luogo ove si trova il minore rende esecutivo il provvedimento con decreto. Nel provvedimento di affidamento familiare devono essere indicate specificamente le motivazioni, nonché i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri riconosciuti all’affidatario e il periodo di presumibile durata, che non può superare la durata di ventiquattro mesi ed è prorogabile (artt. 1 ss.l. 4 maggio 1983, n. 184, come modificati dalla l. 28 marzo 2001 n. 149).
Di MINORI si parla sempre, allora perché ci sembra una parola che domina il discorso in questi ultimi giorni del 2025?
Per tre motivi.
Il primo è la pubblicazione (parziale e pesantemente censurata) dei famigerati Epstein Files, i documenti legati alle attività illecite del finanziere Jeffrey Epstein, arrestato e condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di MINORI. Prima delle sue vicende giudiziarie e della morte in carcere, Epstein aveva frequentato le più alte sfere del mondo imprenditoriale, della politica e dello spettacolo statunitense.
Il secondo motivo per cui parliamo di MINORI è la grande attenzione mediatica riscossa dal caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”: il 13 novembre il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli (una bambina di otto anni e due gemelli di sei) di Catherine Birmingham, australiana di 45 anni, e di Nathan Trevallion, di anni 51, che vivevano in Abruzzo, in un casale in località Palmoli, in provincia di Chieti. La famiglia era stata segnalata ai servizi sociali alla fine del 2024, quando i tre figli avevano avuto bisogno del soccorso ospedaliero in seguito a una grave intossicazione alimentare da funghi. Secondo il tribunale le condizioni abitative dei tre MINORI non erano adeguate – l’abitazione era priva di corrente elettrica e con i servizi igienici a secco all’esterno –, l’istruzione parentale non rispettava i parametri previsti e i servizi sociali avevano incontrato resistenze da parte dei genitori nei loro tentativi di appurare lo stato di benessere dei MINORI. La vicenda ha suscitato indignazione collettiva e molta solidarietà, tanto che al momento mentre la madre abita insieme ai figli nella casa famiglia di Vasto in cui il tribunale ha disposto che risiedano, il padre si trova in una casa poco lontano da dove abitavano prima dell’ordinanza, offerta in comodato d’uso alla famiglia dal proprietario, Armando Carusi, un ristoratore di Ortona.
Il terzo motivo per cui parliamo di MINORI è che quest’anno nella narrazione mediatica attorno al 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, si è parlato moltissimo della possibilità di introdurre l’educazione sessuoaffettiva nell’offerta formativa delle scuole pubbliche italiane.
Ma come!? Degli anarcolibertari come noi, con una collana interamente dedicata agli scritti di Ted Kaczynski, fieri e dichiarati oppositori dell’istituzione dello stato, del potere e dell’autorità, come possiamo vederci un d•lemma e non indignarci per la limitazione della libertà personale di questa coppia di genitori di crescere i loro figli come meglio ritengono? La questione ci sembra più complessa e sfaccettata.
Innanzitutto quando Ted Kaczynski si è ritirato nella sua di capanna nei boschi senza elettricità e servizi igienici era un adulto che stava decidendo per sé stesso, consapevole delle alternative e conoscendo bene la società da cui sceglieva di isolarsi, non imponeva la sua scelta a nessun altro e non era responsabile di nessuna creatura.
In secondo luogo se come anarchici ripudiamo il potere, le gerarchie e le autorità, abbracciamo invece l’idea di comunità e di vita comune e quindi ripudiamo anche il possesso esclusivo e l’individualismo. E quindi inevitabilmente non amiamo il concetto di «potestà»: l’idea che dei figli siano una proprietà privata di due genitori, che possono controllare e decidere in modo assoluto della loro vita. Le leggi sono oppressive quando sono imposizioni dall’alto, ma nella storia dell’umanità non tutte le leggi hanno avuto questa origine: per creare una comunità e per convivere è necessaria qualche forma di organizzazione e quindi stabilire delle regole.
Quando sono l’espressione di accordi condivisi le regole non sono sempre un male, pensiamo alla dimensione del gioco: che cos’è un gruppo di persone che si uniscono per giocare se non una piccola comunità che concorda regole e obiettivi per stare insieme?
Ci sembra che queste tre faccende abbiano acceso il dibattito perché toccano corde molto sensibili e sono tutte riconducibili a un punto nodale. Se diverse delle persone più ricche e potenti del mondo frequentavano serenamente un pedofilo che aveva un giro di traffico di MINORI di dimensioni tali che risulta difficile pensare che potessero esserne all’oscuro, se come comunità non abbiamo chiaro quale sia il limite della libertà che riteniamo giusto lasciar esercitare ai genitori sulla vita dei propri figli, se non riusciamo a metterci d’accordo su chi, su come e se si dovrebbe parlare di sessualità, affettività e consenso a questi figli, non ci manca forse come società, un’idea comune e condivisa di MINORE?
Il lemma di questo mese è MINORE.
«Minore» è un termine giuridico, più spoglio possibile di connotazione, che qualifica le persone sulla base dell’oggettivo dato anagrafico: non hanno compiuto diciotto anni. E questo appare l’unico punto fermo, il resto è tutto territorio di d•lemma e d•battito.
Se si trovano senza acqua corrente in Abruzzo la questione della tutela dei MINORI ci infiamma e ci appassiona, se muoiono di ipotermia a Gaza solo a una parte di noi sembra urgente intervenire; se si tratta di acquistare prodotti fabbricati in paesi in cui il lavoro minorile è diffuso sembra che il nostro diritto a comprare quello che preferiamo sia prioritario, ed evidentemente anche la pedofilia è un problema solo se non sei abbastanza ricco e potente da andare a praticarla in grande stile su un’isola privata. Per guidare un’auto occorre superare un esame teorico e pratico, per mettere al mondo una piccola persona non sono richiesti prerequisiti, al massimo si interviene in seguito, per adottare una piccola persona che è già stata messa al mondo invece ci sono molte cose da dimostrare.
Se il MINORE non è ancora nato è un ottimo pretesto per negare a una donna di decidere del proprio corpo e della propria vita limitando il suo accesso a un’interruzione di gravidanza gratuita e sicura.
Attribuiamo loro molti bisogni, gli riconosciamo alcuni diritti, ma nessuna autonomia, li consideriamo una responsabilità, non è chiarissimo in che misura collettiva e individuale.
Sono neonati, bambini, ragazzini, adolescenti, persone piccole, giovani, adulti in potenza, sono il futuro.
E del futuro ci interessa più quando progettiamo la colonizzazione di Marte o la costruzione di sterminati data center per lo sviluppo dell’IA che quando si tratta di mantenere abitabile questo pianeta, di ridurre le disuguaglianze, perché più persone possano viverci in modo dignitoso, perché i MINORI abbiano prospettive maggiori.
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